Pochi giorni fa si era parlato della rivoluzione che avrebbe portato Beeper Mini per tutti i possessori di telefoni Android, dal momento che avrebbe permesso di utilizzare iMessage anche al di fuori dell’ecosistema Apple.
Purtroppo dobbiamo fare una rettifica: Apple ha spento Beeper Mini. Non si sa ancora se in via permanente o si tratti solo di un problema del momento, ma già in molti si sono lamentati. Anche tra i politici.
Apple ha chiuso Beeper Mini per IMessage su Android
Doveva essere la nuova app che avrebbe trasformato le bolle verdi in blu, nella maniera di iMessage, ma stavolta direttamente su Android. E invece, come conferma Tech Crunch, sembra che Apple non voglia che iMessage esista su Android.
È accaduto nel fine settimana. Alcuni utenti di Beeper Mini hanno rilevato degli errori quando stavano mandando dei messaggi, come ad esempio “Impossibile cercare sul server: richiesta di ricerca scaduta“. Nonostante l’azienda si sia già mossa per lavorare sull’errore, non si sa se ci siano delle speranze nel ripristinare la funzionalità iMessage su Android.
Pertanto, anche se c’è qualche speranza che Beeper Mini riprenda a funzionare, non è chiaro se l’app funzionerà di nuovo.
Il motivo dietro questo blocco si potrebbe dedurre da una dichiarazione rilasciata su The Verge da Nadine Haija, Senior PR Manager di Apple, che precisava come i prodotti Apple siano costruiti “con tecnologie di privacy e sicurezza leader del settore.“. Al punto da adottare misure “per proteggere i nostri utenti bloccando le tecniche che sfruttano credenziali false per ottenere l’accesso a iMessage.”
Le critiche anche dai senatori statunitensi
Che sia una mossa anti-concorrenziale contro le piccole imprese? Non è chiaro se sia davvero così, anche se per alcuni sembra lapalissiano. La stessa senatrice DEM Elizabeth Warren, da sempre sostenitrice di una più rigorosa applicazione delle norme antitrust, ha pubblicato il suo sostegno a Beeper su X (ex Twitter) e si è chiesta perché Apple avrebbe imposto restrizioni a un concorrente.
Il post indica che la mossa di Apple ha ora attirato l’attenzione dei legislatori, che sono nella posizione di regolamentare le Big Tech attraverso la definizione delle policy.
Ma l’azienda si difende, nel nome della privacy: utilizzare queste app, come citato anche in Tech Crunch, potrebbe aumentare la probabilità di “esposizione ai metadati“, e quindi un numero maggiore di “messaggi indesiderati, spam e attacchi di phishing.” Ma è davvero così?