Daphne-AT, l’assistente AI “spaziale” per gli astronauti

Dalla Texas A&M University ecco un sistema AI che promette di supportare gli astronauti con soluzioni rapide e precise in situazioni di crisi durante le missioni spaziali

Redazione

Un team di ricerca della Texas A&M University ha creato un assistente basato sull’intelligenza artificiale chiamato Daphne-AT, progettato per diventare il supporto fondamentale degli astronauti in missioni spaziali. Il progetto, guidato dal Dr. Daniel Selva, mira a offrire una guida esperta che non si limita a segnalare problemi ma accompagna gli equipaggi nella risoluzione degli stessi. L’obiettivo è duplice: ridurre il carico mentale degli astronauti e aumentare la loro capacità decisionale in contesti complessi e stressanti. In pratica, Daphne-AT diventa un vero e proprio “angelo custode” digitale, sempre pronto a intervenire in modo tempestivo e preciso.

Come funziona Daphne-AT: il “guardiano digitale” degli astronauti

Come raccontano i ricercatori, il sistema di Daphne-AT monitora costantemente i dati provenienti dai sistemi vitali e ambientali del veicolo spaziale, analizzando parametri critici come ossigeno, anidride carbonica e altri contaminanti. Se rileva un valore fuori dai limiti di sicurezza, ad esempio un calo improvviso dell’ossigeno, non si limita a segnalare l’allarme.

Daphne-AT applica un’analisi logica approfondita per identificare le possibili cause dell’anomalia e suggerire procedure operative dettagliate e pratiche per affrontare e risolvere il problema in modo calmo ed efficace. Questo approccio aiuta a prevenire decisioni affrettate e riduce il rischio di errori durante situazioni di crisi.

Le potenzialità di Daphne-AT non si limitano alle missioni spaziali: la tecnologia potrebbe essere adattata per assistere professionisti terrestri in ambienti critici come vigili del fuoco o squadre di primo soccorso. Fornendo informazioni tempestive e chiare, questo tipo di assistenza digitale può contribuire a decisioni più rapide e sicure in situazioni di emergenza ad alta pressione.

Test e simulazioni: tra realtà virtuale e missioni simulate

Per verificarne l’efficacia, Daphne-AT è stato sottoposto a due fasi di test. Inizialmente, la simulazione è avvenuta in realtà virtuale, replicando l’ambiente dell’Human Exploration Research Analog (HERA) della NASA. In questa fase, studenti laureati in ingegneria aerospaziale hanno affrontato anomalie simulate all’interno dell’habitat spaziale digitale.

I risultati sono stati promettenti: con il supporto di Daphne-AT, i partecipanti hanno risolto più problemi e più rapidamente rispetto a quando agivano senza assistenza. Inoltre, hanno sperimentato una riduzione del carico di lavoro mentale, elemento cruciale in ambienti ad alta pressione.

Successivamente, i test sono stati portati direttamente all’interno della struttura HERA con equipaggi di professionisti, tra cui ingegneri e piloti, impegnati in missioni simulate di 45 giorni. Qui i risultati sono stati diversi: l’assistente AI non ha migliorato in modo significativo i tempi di risoluzione delle anomalie. Questo è probabilmente dovuto al livello di esperienza e familiarità già elevato degli operatori con le procedure e sistemi di emergenza, come spiegato dal Dr. Selva. In sostanza, Daphne-AT può rappresentare un vantaggio più marcato per operatori meno esperti o in formazione.

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