La lotta contro gli incendi è una delle sfide più pericolose per i vigili del fuoco, che ogni giorno si trovano a fronteggiare fiamme incontrollabili con tecniche spesso rischiose ed inefficienti. Per fortuna un team di ricercatori dell’Università dell’Ohio (USA) ha sviluppato un dispositivo portatile che potrebbe rivoluzionare il modo in cui i vigili del fuoco affrontano gli incendi.
Contro gli incendi arriva un dispositivo a base di aerosol conduttivi
Gli odierni dispositivi antincendio si basano su tecnologie e materiali come idranti e schiume chimiche, soluzioni che oltre a essere poco sicure sono anche inefficienti.
Per garantire un servizio antincendio efficiente e anche più sostenibile, i ricercatori hanno realizzato un dispositivo portatile che utilizza principalmente dei “aerosol conduttivi”, particelle microscopiche capaci di condurre elettricità. Realizzati con una soluzione a base di rame, questi aerosol vengono trasportati da anelli di vortice, strutture d’aria a forma di anello che trasformano le particelle in brevi impulsi di vento.
Una volta rilasciati, il loro flusso d’aria accelerato genera una rapida “turbolenza”, che interrompe il processo di combustione naturale ed estingue rapidamente l’incendio.
Un dispositivo portatile e utile anche in condizioni estreme
Stando a quanto raccontato dai ricercatori, il dispositivo ha l’aspetto di un piccolo secchio montato su un supporto per il braccio. I vigili del fuoco possono mirare direttamente verso il fuoco, mentre il “secchio” utilizza raffiche d’aria compressa o una membrana elastica per rilasciare gli aerosol attraverso un arco elettrico.
Oltre a essere facile da trasportare e utilizzabile anche in spazi ristretti, come ambienti interni o corridoi stretti, il dispositivo può essere utilizzato in condizioni estreme, come edifici in fiamme con visibilità ridotta, grazie alla sua capacità di funzionare senza la necessità di un contatto diretto con le fiamme.
Sempre l’Università precisa che nel corso della ricerca gli scienziati hanno realizzato due prototipi: uno con aria compressa, l’altro con una membrana elastica. Entrambi i modelli si sono dimostrati efficaci fino a una distanza di circa due metri, con il generatore ad aria compressa che ha mostrato una maggiore efficienza.
Possibili integrazioni e nuove applicazioni
Secondo i ricercatori, il dispositivo potrebbe essere migliorato con sensori multimodali o sistemi di analisi delle immagini, consentendo di individuare e combattere diversi tipi di incendi in modo automatico.
L’integrazione con tecnologie di visione artificiale permetterebbe al dispositivo di riconoscere automaticamente la presenza di fiamme e di adattare la risposta in base alla natura dell’incendio. Ad esempio, potrebbe modulare l’intensità del getto o la composizione degli aerosol in base al tipo di materiale in combustione.
Oltre a rivelarsi efficace nello spegnimento degli incendi, questo dispositivo potrebbe trovare applicazione anche in ambiti come “l’automazione industriale e le tecnologie aerospaziali, dove potrebbe essere utilizzato per proteggere i veicoli militari e persino gli interni dei veicoli spaziali dagli incendi“, concludono i ricercatori.