I poeti di solito creano le proprie poesie partendo da quello che vedono. E così accade con Poetry Camera, una macchina fotografica che, invece di scattare immagini, stampa poesie grazie all’intelligenza artificiale.
Sviluppata da Kelin Carolyn Zhang e Ryan Mather, con il loro dispositivo i due geni cercano di colmare il divario tra la tecnologia dell’AI e l’arte poetica. E così di cercare nuove fonti di espressione digitali.
La macchina fotografica che “scatta” poesie
Dispositivo open source che combina tecnologia all’avanguardia e una visione artistica di alto profilo, Poetry Camera non è la solita una fotocamera ordinaria. Invece di limitarsi a catturare immagini, la Poetry Camera porta il concetto di fotografia a nuove vette generando poesie basate sulle immagini che l’intelligenza artificiale riesce ad analizzare.
Durante le migliaia di ore di sviluppo e selezione dell’AI migliore per Poetry Camera, l’idea di una fotocamera in grado di generare poesie basate su ciò che vedeva aveva già riscosso un grande interesse, riporta Tech Crunch. Il dispositivo è finito rapidamente al centro dell’attenzione, suscitando vivaci discussioni e accendendo l’immaginazione di tutti coloro che lo incontravano.
Questo interesse crescente li ha portati a considerare la possibilità di trasformare il loro progetto in un potenziale prodotto commerciale, rendendo la magia della Poetry Camera accessibile a un pubblico più ampio.
Al momento però il dispositivo non è in fase di produzione di massa. Fedeli al loro impegno per la sostenibilità e il consumo consapevole, Zhang e Mather preferiscono adottare un approccio più misurato: valutano in futuro una serie di rilasci limitati che diano priorità alla qualità rispetto alla quantità.
Su cosa si basa la fotocamera AI
Riferisce sempre Tech Crunch, la tecnologia Al al centro di questo innovativo dispositivo è Raspberry Pi, una minuscola ma potente componente che funge da cervello della Poetry Camera, consentendole di catturare immagini e comunicare con il GPT-4 di OpenAI per generare poesie.
Ma come funziona? In pratica il Raspberry Pi cattura l’immagine e poi utilizza algoritmi di visione artificiale per analizzare i dati visivi. I modelli AI interpretano quindi l’immagine, identificando all’interno del fotogramma:
- elementi chiave,
- colori,
- pattern ed emozioni.
Queste informazioni costituiscono la base del processo di generazione della poesia.
Non essendo Poetry Camera limitato a un singolo formato, data la sua natura open source, gli utenti possono scegliere tra vari forme poetiche (haiku, sonetto, poesia in versi liberi…) a seconda delle loro preferenze e della loro capacità e volontà di coinvolgimento con il codice sorgente.
Le poesie generate vengono stampate su carta, senza alcuna possibilità di salvarle successivamente, creando una manifestazione fisica dell’esperienza artistica.
Riferisce sempre Tech Crunch, al momento i due sviluppatori sono alla ricerca di ulteriori nuovi modelli AI, e stanno espandendo i prompt del dispositivo per poter così sperimentare tecniche avanzate di elaborazione del linguaggio naturale.