Riciclare i tessuti non è una virtù, ma un must, visto che in Unione Europea dal 2025 tutti i prodotti tessili anche usati dovranno essere raccolti e riciclati in blocco. Ma questa forma di economia circolare si scontra con un bel dilemma chimico, l’elastan, che rende difficile il riciclo. O almeno fino ad oggi: da una ricerca della TU Wien si è scoperto un solvente green in grado di facilitare l’operazione.
Oltre a rilevare l’elastan, permette di separarlo dai tessuti in maniera tale da rispettare ancora di più l’ambiente, e recuperare le fibre, lasciandole intatte.
Il solvente sostenibile della TU Wien
La Technischen Universität di Vienna (abbreviato in TU Wien) ha condotto una ricerca per trovare la soluzione alla sfida dell’elastan. Altresì chiamata spandex, si tratta di una fibra sintetica di poliuretano molto utilizzata per elasticizzare i tessuti. Molto utile nell’abbigliamento, ha il difetto di rendere difficile la sua distruzione con i trituratori tradizionali.
Prima del riciclo i tessuti vengono distrutti tramite queste macchine, ma il materiale, se composto da elastan, forma dei grumi che intasano le macchine. Purtroppo lo spandex è dappertutto, anzi la maggior parte dei capi sintetici ne contiene. Per questo nella ricerca della TU Wien, pubblicata sulla rivista Resources, Conservation and Recycling, si è cercato una soluzione chimica contro questo dilemma chimico.
Come si legge dalla ricerca, i ricercatori dell’ateneo austriaco hanno sviluppato dei metodi per rilevare l’elastan in maniera più sostenibile, senza dover provvedere all’utilizzo dei classici solventi oggi in commercio, molti dei quali dannosi. In particolare, uno di questo ha permesso di separare lo spandex in modo delicato, così da recuperare allo stesso tempo altre fibre intatte.
Il dimetilsolfossido per togliere l’elastan
In pratica, tutto sta nell’adoperare i giusti solventi. E se si usa il dimetilsolfossido, si può ottenere non solo un solvente innocuo che ti rimuove selettivamente l’elastan, ma che ti lascia anche intatte le fibre riutilizzabili.
È il migliore dei prodotti testati durante la ricerca, che permette addirittura di recuperare quasi completamente materiali come il poliestere o la poliammide. A partire da qui, i ricercatori hanno subito depositato domanda di brevetto.
Oltre a ciò, come riporta Rinnovabili.it, il team di ricercatori austriaco ha sviluppato un nuovo strumento di quantificazione dell’elastan. Ovvero un nuovo metodo di rilevamento che misura la quantità di elastan effettivamente presente in un indumento.
Basato sulla spettroscopia infrarossa, è determinante per la buona riuscita della separazione dell’elastan dalle fibre, anche perché permette di quantificarne la quantità, e così procedere alla somministrazione del dimetilsolfossido.
Così facendo, l’obiettivo europeo di riciclare abiti usati e prodotti tessili già a partire dal 2025 sarà ancora più fattibile, e così anche potenziare le strutture dell’economia circolare.
Se vuoi saperne di più su questa ricerca, ti consiglio di approfondire al meglio leggendo l’articolo originale pubblicato su Resources, Conservation and Recycling:
- Emanuel Boschmeier, Vasiliki-Maria Archodoulaki, Andreas Schwaighofer, Bernhard Lendl, Wolfgang Ipsmiller, Andreas Bartl, “New separation process for elastane from polyester/elastane and polyamide/elastane textile waste” , Resources, Conservation and Recycling, DOI: 10.1016/j.resconrec.2023.107215