AI generativa tra pro e contro secondo Goldman Sachs

Crescita economica e preoccupazioni per il mercato del lavoro: ecco la ricerca di Goldman Sachs sull’AI generativa

Redazione
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L’AI generativa è ormai parte delle nostre vita tanto che persino ChatGPT è stato riammesso in Italia. Tanti sono i pareri sulla nuova tecnologia e, tra questi, spunta anche una ricerca realizzata dalla banca d’affari statunitense Goldman Sachs che ha evidenziato pro e contro tra il possibile impatto economico e quello lavorativo.

Il futuro dell’AI generativa secondo Goldman Sachs

“Nonostante la significativa incertezza sul potenziale dell’IA generativa, la sua capacità di generare contenuti indistinguibili dall’output creato dall’uomo e di abbattere le barriere di comunicazione tra esseri umani e macchine riflette un importante progresso con effetti macroeconomici potenzialmente grandi”, così gli economisti di Goldman Sachs Joseph Briggs e Devesh Kodnani, hanno scritto nel loro rapporto. Secondo i dati, infatti, si stima che gli strumenti che utilizzano i progressi nell’elaborazione del linguaggio naturale potrebbero portare a un aumento del 7%, pari a quasi 7 trilioni di dollari, del PIL globale e, di conseguenza, aumentare la crescita della produttività di 1,5 punti percentuali da qui a 10 anni.

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Di contro, però, la tecnologia di intelligenza artificiale potrebbe mettere a rischio tantissimi posti di lavoro. Si parla di circa 300 milioni di posti a tempo pieno che potrebbero essere automatizzati e dati all’AI. La società americana, però, ha precisato che “Sebbene sia probabile che l’impatto dell’IA sul mercato del lavoro sia significativo, la maggior parte dei posti di lavoro e delle industrie sono solo parzialmente esposti all’automazione ed è quindi più probabile che vengano integrati piuttosto che sostituiti dall’IA”.

A questo è bene ricordare che, storicamente, per ogni posto di lavoro sostituito dalla tecnologia, ne sono nati di nuovi. A confermarlo è anche uno studio dell’economista David Autor (e citato nella ricerca) secondo il quale il 60% dei lavoratori di oggi è impiegato in occupazioni che non esistevano nel 1940.

Federico Morgantini Editore

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