Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
SpaceX si prepara a tentare una manovra mai riuscita prima: recuperare contemporaneamente Starship e il suo booster Super Heavy, con l’obiettivo di riportare a terra entrambe le componenti del sistema di lancio orbitale. Ad annunciarlo è stato Elon Musk durante la presentazione dei risultati trimestrali dell’azienda. Il tentativo è previsto per il mese prossimo e, se dovesse andare a buon fine, segnerebbe un primato nella storia dell’ingegneria spaziale. Il fondatore di SpaceX, tuttavia, non esclude la possibilità di un fallimento, soprattutto nelle prime fasi di sperimentazione.
SpaceX prepara il primo recupero integrale di Starship
L’obiettivo di SpaceX è recuperare l’intero sistema di lancio, anziché limitarsi a riportare a terra soltanto il primo stadio. Il progetto prevede infatti la cattura sia del booster Super Heavy sia della navicella Starship, che costituisce il secondo stadio del veicolo. Si tratta di un passaggio fondamentale per la strategia dell’azienda, che punta a sviluppare un sistema spaziale completamente riutilizzabile.
Durante la presentazione dei risultati del terzo trimestre, Musk ha definito l’eventuale successo una «profonda pietra miliare tecnologica nella storia della coscienza della civiltà». Una dichiarazione che restituisce la portata dell’ambizione di SpaceX, impegnata a rendere possibile il recupero di entrambe le componenti di un razzo orbitale.
Il risultato, se raggiunto, rappresenterebbe un precedente storico. Finora, infatti, nessun veicolo di lancio orbitale è stato recuperato integralmente dopo il volo. La manovra richiede che le due componenti completino le rispettive fasi operative e possano essere recuperate secondo il piano previsto.
Come funziona il sistema Starship di SpaceX
Starship è un sistema composto da due elementi: il booster Super Heavy, che costituisce il primo stadio, e la navicella Starship, destinata a operare come secondo stadio. Il veicolo misura circa 120 metri di altezza, pari a quasi 400 piedi, e ha un diametro di nove metri. La propulsione è affidata ai motori Raptor, alimentati da una combinazione di metano liquido e ossigeno liquido.
Presentato per la prima volta nel 2018, il sistema è stato progettato per tornare al sito di lancio. Qui, una torre dotata di bracci meccanici, soprannominati *chopsticks* per la loro forma, dovrebbe intercettare e trattenere il veicolo durante il rientro. L’obiettivo è recuperare le componenti senza dover ricorrere alle tradizionali procedure di recupero in mare.
La sfida, dunque, non consiste soltanto nel portare il razzo nello spazio, ma anche nel gestire il ritorno delle sue parti. La possibilità di riutilizzare il sistema potrebbe avere conseguenze importanti sull’organizzazione delle missioni e sulla frequenza dei lanci, anche se i risultati dipenderanno dalla capacità di rendere affidabile la procedura.
Gli ultimi progressi e i problemi del programma
Il precedente lancio di Starship, effettuato il mese scorso, aveva già segnato due traguardi per la nuova generazione del razzo: l’inserimento della navicella in orbita terrestre e il primo dispiegamento di alcune decine di satelliti Starlink della versione V3, più grandi e potenti. La missione, tuttavia, non si era svolta senza difficoltà.
Durante la salita, uno dei motori Raptor si era spento prematuramente. Il controllo missione aveva quindi dovuto adattare le operazioni, proseguendo con i motori rimasti attivi. A causa del problema, SpaceX aveva abbreviato il volo: la missione, inizialmente pianificata per dieci ore e sei orbite, era terminata dopo circa tre ore e due orbite terrestri.
Anche il rientro non aveva portato al recupero dei veicoli. Il booster Super Heavy era ammarato nel Golfo del Messico, mentre lo stadio superiore Starship aveva eseguito una manovra di deorbitazione, concludendo il volo con un ammaraggio verticale infuocato nell’Oceano Pacifico, a nord delle Hawaii. Nessuna delle due componenti era stata recuperata.
Musk ammette i rischi, ma punta al prossimo tentativo
Nonostante le difficoltà, Musk si è mostrato fiducioso sulle possibilità di riuscita della prossima prova. Il CEO ha chiarito che il successo non è garantito nei primi voli, ma ha comunque dichiarato di ritenere più probabile un esito positivo già al prossimo tentativo.
SpaceX, in ogni caso, ha in programma ulteriori voli di Starship fino alla fine dell’anno, con un’accelerazione delle attività prevista per il prossimo. Un eventuale insuccesso non fermerebbe quindi il programma: le missioni successive offrirebbero altre occasioni per verificare le procedure e proseguire lo sviluppo del sistema.
Il recupero simultaneo di Starship e Super Heavy resta il passaggio più ambizioso di questa fase del progetto. Riuscire a riportare a terra entrambe le componenti significherebbe dimostrare la fattibilità di un sistema orbitale integralmente recuperabile, mentre un nuovo fallimento evidenzierebbe gli ostacoli tecnici ancora da superare.
La riutilizzabilità al centro della strategia di SpaceX
La possibilità di recuperare l’intero veicolo è centrale nella visione di SpaceX. Rendere riutilizzabili sia il primo sia il secondo stadio potrebbe cambiare il modo in cui vengono gestiti i lanci orbitali, riducendo la necessità di sostituire le componenti dopo ogni missione. Il tentativo annunciato da Musk servirà proprio a verificare quanto il programma sia vicino a questo obiettivo.
La prova del mese prossimo dovrà dimostrare se il sistema è in grado di completare la sequenza prevista e consentire la cattura di entrambi gli elementi. Per ora, il recupero integrale rimane un traguardo da raggiungere, non un risultato acquisito. SpaceX conta di riuscirci presto, ma il calendario dei voli successivi indica che il percorso di sperimentazione proseguirà anche nel caso in cui il prossimo tentativo non dovesse andare come previsto.
Fonte: The Verge