Android TV box e forni smart, così l’AI potrebbe diffondersi nelle case

I modelli più piccoli potrebbero diffondersi tra gli apparecchi IoT entro fine 2026, aprendo la strada a nuove botnet distribuite

Redazione
Ai auto-replicanti su dispositivi smart domestici a rischio botnet

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Le intelligenze artificiali capaci di replicarsi autonomamente potrebbero diventare una nuova minaccia per la sicurezza informatica domestica. A lanciare l’allarme è Anthropic, secondo cui i modelli AI più piccoli potrebbero acquisire entro la fine del 2026 le capacità necessarie per diffondersi tra dispositivi connessi, dagli Android TV box ai forni smart. Si tratta di uno scenario ancora ipotetico, ma gli esperimenti condotti dall’azienda indicano che la tecnologia sta facendo progressi. Il rischio è la creazione di botnet distribuite, capaci di sfruttare la potenza di numerosi dispositivi senza dipendere da un unico centro di controllo.

AI e dispositivi IoT: una nuova superficie di attacco

La crescente diffusione dell’Internet of Things (IoT) porta nelle abitazioni un numero sempre maggiore di dispositivi connessi. Questa evoluzione offre nuove possibilità, ma amplia anche le potenziali superfici di attacco a disposizione dei criminali informatici. Gli apparecchi domestici potrebbero infatti diventare obiettivi per software progettati per propagarsi da un dispositivo all’altro.

Secondo Anthropic, i modelli AI di dimensioni contenute potrebbero presto essere in grado di individuare dispositivi sconosciuti, collegarli a una rete e prepararli per eseguire altri modelli. L’azienda ha sperimentato queste capacità utilizzando economici Android TV box. L’obiettivo era verificare se diversi sistemi AI potessero collaborare per distribuire software su più apparecchi, in condizioni controllate.

Gli esperimenti di Anthropic e il rischio botnet

La sperimentazione ha coinvolto diversi modelli, tra cui Qwen3.5-9B, Gemma4-26B-A4B, Llama3.1-8B, Opus 4.8 e GLM-5.2, assegnando loro compiti differenti. In particolare, Gemma4-26B-A4B è stato utilizzato per dimostrare la possibilità di distribuire un modello AI su 15 Android TV box, mentre altri sistemi hanno lavorato alla configurazione e alla propagazione del software.

I risultati mostrano progressi, ma anche limiti significativi. Qwen3.5-9B è riuscito a installare e configurare il software necessario per eseguire Llama3.1-8B su otto dei nove tipi di hardware testati. GLM-5.2 ha invece raggiunto tutti gli otto nodi di una rete emulata in quattro prove su cinque. Le prestazioni di Qwen sono inoltre migliorate con l’utilizzo dei dati raccolti nei tentativi precedenti, passando dal 45% all’84% di successo.

L’esperimento non ha però dimostrato la creazione di un worm AI completamente autonomo, capace di replicarsi da solo su dispositivi IoT reali. I test si sono svolti in un ambiente semplificato, con accesso ADB non autenticato sui dispositivi bersaglio.

Modelli più piccoli e propagazione autonoma

Nonostante questi limiti, Anthropic ritiene che i modelli con 30 miliardi di parametri o meno possano raggiungere le capacità necessarie entro la fine del 2026, se continueranno a migliorare ai ritmi osservati finora. Una rete di questo tipo potrebbe risultare difficile da disattivare, perché priva di un unico punto centrale da colpire.

La diffusione, almeno con l’hardware esaminato, sarebbe comunque relativamente lenta: configurare l’esecuzione dei modelli richiederebbe dalle 28 alle 51 ore per Qwen3.5-9B e dalle 71 alle 150 ore per Gemma4-26B-A4B. Questo intervallo potrebbe offrire ai difensori il tempo necessario per individuare attività sospette e intervenire, anche se modelli futuri potrebbero ridurre sensibilmente tali tempi.

Come proteggere la casa connessa

Per limitare i rischi, Anthropic indica diverse possibili contromisure. Tra queste figurano il rilevamento di trasferimenti insolitamente grandi di modelli AI, il monitoraggio del traffico anomalo tra dispositivi e l’utilizzo di sistemi esca, o *honeypot*, per analizzare i contenuti sospetti. Un’altra misura consiste nel mettere in quarantena i dispositivi compromessi, impedendo loro di continuare a propagare il software.

Anche i produttori dovrebbero rafforzare le impostazioni di sicurezza predefinite dei dispositivi IoT. Per gli utenti resta importante installare gli aggiornamenti disponibili, limitare gli accessi remoti non necessari e scegliere prodotti supportati da aggiornamenti regolari. La sicurezza, tuttavia, non può dipendere soltanto dalle precauzioni individuali: occorre intervenire anche sulla progettazione dei dispositivi e sui sistemi che ne regolano gli accessi.

L’allarme di Anthropic non descrive una minaccia imminente già dimostrata. Evidenzia però come i progressi dei modelli AI possano aprire nuove possibilità di attacco, rendendo necessario preparare le difese prima che le capacità di replicazione autonoma diventino concretamente sfruttabili.

Fonte: BleepingComputer

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