Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
La fine del leap second, il secondo intercalare utilizzato per mantenere allineati gli orologi atomici e la rotazione terrestre, arriverà prima del previsto. Il Bureau International des Poids et Mesures (BIPM) ha infatti deciso di anticipare l’abolizione della misura, inizialmente programmata entro il 2035, al 20 maggio 2027, in coincidenza con la Giornata mondiale della metrologia. Alla base della scelta ci sono i rischi per le infrastrutture digitali, che in passato hanno già registrato interruzioni in occasione dell’inserimento di questi secondi aggiuntivi.
Origine del leap second e ruolo nel tempo coordinato
Il secondo intercalare è stato introdotto per compensare la differenza tra il tempo misurato dagli orologi atomici e quello determinato dalla rotazione terrestre. Quest’ultima, infatti, non è perfettamente regolare, mentre gli orologi atomici garantiscono una misurazione estremamente precisa e stabile. L’aggiunta occasionale di un secondo permette quindi di mantenere il tempo coordinato universale (UTC) in linea con il riferimento astronomico.
Il sistema presenta però una criticità: l’inserimento di un secondo supplementare non segue una cadenza prevedibile e richiede che software, server e altri sistemi di elaborazione del tempo gestiscano correttamente la modifica. Proprio questa necessità ha alimentato le preoccupazioni degli operatori tecnologici, chiamati a garantire la continuità dei servizi anche durante gli aggiornamenti temporali.
Abolizione anticipata: dal 2035 al 2027
Nel 2022 i membri del BIPM avevano concordato di interrompere l’utilizzo dei secondi intercalari entro il 2035. La decisione più recente accelera però il calendario: la nuova scadenza è fissata al 20 maggio 2027, data che coincide con la Giornata mondiale della metrologia.
Secondo quanto riportato da The Verge, l’anticipo è legato anche a un cambiamento nella rotazione terrestre. In determinate condizioni potrebbe infatti diventare necessario sottrarre tempo, anziché aggiungerlo, per mantenere l’allineamento tra tempo atomico e astronomico. Si tratterebbe di un’operazione senza precedenti, che solleva interrogativi sulla gestione dei sistemi dipendenti dalla sincronizzazione temporale.
Le conseguenze sulle infrastrutture informatiche
I rischi non sono soltanto teorici. In passato, l’inserimento dei secondi intercalari ha contribuito a provocare interruzioni su diverse piattaforme tecnologiche, tra cui Foursquare, Reddit, LinkedIn e Yelp. Eventi di questo tipo mostrano quanto una variazione apparentemente minima possa avere ripercussioni sui servizi digitali quando i sistemi non sono progettati per gestirla correttamente.
Le preoccupazioni ricordano, per certi aspetti, quelle associate al bug Y2K, quando il passaggio all’anno 2000 aveva sollevato timori per il funzionamento dei sistemi informatici. Anche in questo caso, la gestione del tempo rappresenta un elemento essenziale per l’affidabilità delle infrastrutture. Tra le aziende che hanno sostenuto l’abolizione del secondo intercalare figurano Meta, Google, Microsoft e Amazon.
Un nuovo standard per sincronizzare il tempo
Con la fine del sistema attuale, gli addetti alla misurazione del tempo passeranno a un modello basato sulle cosiddette «ore intercalari» (*leap hours*). L’obiettivo è consentire al tempo atomico e a quello astronomico di divergere gradualmente, evitando correzioni frequenti di un singolo secondo.
Secondo le stime riportate dalla fonte, non dovrebbe essere necessario aggiungere un’ora intera prima di circa 3.000 anni. Il nuovo approccio punta quindi a ridurre la necessità di interventi tecnici ravvicinati, offrendo ai sistemi informatici una gestione più prevedibile della sincronizzazione.
Leap second: l’impatto su scienza e tecnologia
La modifica interessa un insieme ampio di soggetti: dagli istituti scientifici agli operatori delle telecomunicazioni, fino alle aziende che gestiscono servizi online e infrastrutture digitali. La sincronizzazione degli orologi è infatti fondamentale per numerose attività informatiche, nelle quali anche piccole discrepanze temporali possono complicare l’elaborazione e lo scambio dei dati.
L’abolizione non elimina la necessità di misurare con precisione il tempo, ma cambia il modo in cui viene gestita la differenza tra il riferimento atomico e quello astronomico. La sfida sarà garantire una transizione ordinata, riducendo il rischio che la modifica delle regole produca incompatibilità nei sistemi esistenti.
Cosa cambia nella misurazione del tempo
Per chi utilizza quotidianamente dispositivi digitali, il cambiamento non dovrebbe tradursi in una modifica immediatamente percepibile dell’orario. Le conseguenze riguardano soprattutto i sistemi che devono mantenere una sincronizzazione precisa e continua, come server, reti e piattaforme tecnologiche.
Gli operatori dovranno tenere conto del nuovo standard e delle modalità con cui verrà gestito l’allineamento temporale. L’obiettivo dichiarato è limitare i rischi legati alle correzioni straordinarie, senza compromettere la precisione richiesta dalle applicazioni scientifiche e tecnologiche. La decisione del BIPM segna così un cambiamento importante nella gestione internazionale del tempo, con una transizione pensata per rendere più stabile il funzionamento delle infrastrutture digitali.
Fonte: The Verge