Chip AI, Nvidia sceglie gli Stati Uniti: Blackwell e Rubin restano fuori dalla Cina

Il CEO di Nvidia ribadisce la necessità che gli Stati Uniti mantengano il primato sulle tecnologie più avanzate per l’intelligenza artificiale

Redazione
Chip ai cina esclusi dai modelli Nvidia Blackwell e Rubin

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

La sfida globale sull’intelligenza artificiale passa sempre più anche dall’accesso ai chip necessari per addestrare e far funzionare i modelli più avanzati. In questo scenario, Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha affermato che la Cina non dovrebbe avere accesso alle tecnologie AI più recenti dell’azienda, citando in particolare le GPU delle famiglie Blackwell e Rubin.

Le dichiarazioni sono arrivate durante il Milken Institute Global Conference di Los Angeles e si inseriscono nel confronto tecnologico tra Stati Uniti e Cina. Huang ha sostenuto che gli USA dovrebbero mantenere il primato sull’hardware destinato all’intelligenza artificiale.

Nvidia e l’accesso ai chip AI più avanzati

Secondo Huang, la Cina non dovrebbe avere accesso alla tecnologia GPU AI definita “latest and greatest”, con riferimento alle attuali soluzioni Blackwell e alla successiva generazione Rubin. Il CEO ha spiegato che Nvidia sostiene la necessità che gli USA abbiano “il primo, il più e il meglio” quando si parla di tecnologia AI.

La posizione non equivale però a una chiusura totale delle vendite internazionali. Il tema riguarda soprattutto l’accesso alle generazioni più avanzate di acceleratori AI, considerate strategiche per mantenere il vantaggio americano nello sviluppo dei modelli di frontiera.

Il ruolo delle esportazioni e delle decisioni Usa

La questione si intreccia con le restrizioni americane sulle esportazioni di semiconduttori avanzati verso la Cina. La stessa Nvidia aveva ottenuto in precedenza l’autorizzazione a vendere determinati processori H200 a clienti cinesi approvati, a fronte di un pagamento pari al 25% del valore al governo statunitense.

Tuttavia, durante la più recente conference call, Nvidia ha comunicato di non aver effettuato recentemente spedizioni di H200 verso clienti cinesi. Nel frattempo, AMD ha ottenuto il permesso di vendere i propri acceleratori Instinct MI308X e, secondo Tom’s Hardware, ha realizzato vendite per 390 milioni di dollari in Cina.

Nvidia ha perso il mercato cinese dei chip AI

La situazione per Nvidia in Cina è diventata particolarmente significativa. Huang aveva infatti dichiarato che la quota di mercato dell’azienda nel Paese era scesa allo 0%, indicando che Nvidia non avrebbe spedito GPU H200 nella Repubblica Popolare durante il primo trimestre del 2026.

Una delle ragioni potrebbe essere legata anche alla capacità produttiva. Le GPU Hopper e Blackwell vengono realizzate da TSMC utilizzando processi produttivi N4/N5 e condividono quindi parte della capacità disponibile. Con una produzione limitata, Nvidia può destinare maggiori risorse alle più recenti e costose GPU Blackwell destinate ai clienti statunitensi.

Blackwell, Rubin e la strategia produttiva

La situazione potrebbe cambiare con l’aumento della produzione della nuova generazione Rubin, prevista con processo N3 di TSMC. Secondo l’analisi di Tom’s Hardware, questo potrebbe liberare capacità N4/N5 per la produzione delle GPU Hopper e, potenzialmente, consentire a Nvidia di riprendere le spedizioni verso la Cina.

Lo stesso Huang aveva affermato in precedenza che i clienti cinesi avrebbero ricevuto GPU Blackwell, senza fornire però dettagli. La fonte considera quindi possibile che, una volta disponibili su larga scala le GPU Rubin, alcune versioni depotenziate di Blackwell possano arrivare sul mercato cinese. Si tratta tuttavia di uno scenario ipotizzato dalla fonte, non di una decisione annunciata da Nvidia.

Il primato americano nell’intelligenza artificiale

Per Huang, il controllo sull’hardware AI ha anche una dimensione economica e strategica. Durante il suo intervento, il CEO ha sostenuto che la diffusione globale degli acceleratori americani può contribuire ad aumentare le entrate fiscali, rafforzando l’economia e, di conseguenza, anche la sicurezza nazionale.

La posizione di Nvidia si colloca quindi all’interno di una competizione nella quale l’accesso alle GPU più potenti rappresenta uno degli elementi della capacità di sviluppare modelli AI avanzati. Per l’azienda, gli Stati Uniti dovrebbero conservare il vantaggio sulle tecnologie di frontiera, mentre l’accesso cinese alle generazioni più avanzate resta al centro delle restrizioni e delle decisioni commerciali.

La Cina accelera sulle alternative proprietarie

La limitazione dell’accesso ai prodotti Nvidia più avanzati si inserisce in un mercato nel quale la Cina sta sviluppando proprie alternative. La riduzione della presenza di Nvidia nel Paese rende quindi ancora più importante per gli operatori cinesi disporre di soluzioni hardware sviluppate internamente.

Nel frattempo, l’evoluzione della capacità produttiva di TSMC e il passaggio da Hopper a Blackwell e successivamente a Rubin continueranno a influenzare la disponibilità dei diversi acceleratori. La stessa Nvidia dovrà quindi gestire contemporaneamente capacità produttiva, restrizioni alle esportazioni e domanda internazionale, mentre la competizione sull’hardware AI resta strettamente legata alla rivalità tecnologica tra USA e Cina.

Fonte: Tom’s Hardware

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