Cinema e AI, Singapore sperimenta il futuro dei film

Il progetto Crooks mostra come l’intelligenza artificiale possa affiancare attori e troupe, aprendo nuove possibilità ma anche interrogativi

Redazione
Ai nel cinema nella produzione cinematografica a Singapore

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale sta entrando anche nel cinema di Singapore, non soltanto come strumento per creare brevi contenuti, ma come tecnologia capace di intervenire in produzioni più articolate. La trasformazione apre nuove possibilità, ma porta con sé interrogativi sul futuro della creatività umana, dei posti di lavoro e dell’autorialità. Un esempio concreto arriva da Crooks, il primo drama ibrido realizzato a Singapore con l’AI.

L’intelligenza artificiale nei film modifica la creatività a Singapore

Il progetto Crooks mantiene gli attori e le riprese dal vivo, utilizzando però l’intelligenza artificiale per contribuire alla costruzione degli ambienti che circondano i protagonisti. La sperimentazione mostra come l’AI possa inserirsi nel processo cinematografico senza sostituire completamente il lavoro sul set.

Secondo Boi Kwong, fondatore ed executive producer di B-01 Films e showrunner della produzione, questa impostazione sta spostando una parte consistente delle competenze verso la post-produzione. Più di 50 professionisti coinvolti nel progetto, tra produzione, comparto tecnico e montaggio, stanno infatti acquisendo nuove competenze legate all’AI.

La tecnologia può inoltre abbassare la barriera d’ingresso per chi vuole lavorare nell’industria creativa e rendere alcune fasi della produzione più rapide e facilmente modificabili.

Impatto sull’occupazione nell’industria cinematografica locale

L’arrivo dell’AI non significa necessariamente soltanto sostituzione del lavoro umano. Nel caso di Crooks, ad esempio, alcune competenze tradizionalmente associate agli effetti visivi devono essere adattate alle nuove tecnologie. Il cambiamento richiede quindi riqualificazione e nuove conoscenze, soprattutto nella fase successiva alle riprese.

Kwong ha sottolineato anche la possibilità che questo processo contribuisca alla creazione di nuovi posti di lavoro nella post-produzione. Il quadro resta tuttavia in evoluzione, mentre il settore cerca di capire come distribuire competenze e responsabilità tra professionisti e strumenti generativi.

Sfide etiche e nuove domande sulla paternità artistica

L’utilizzo dell’AI solleva anche una questione più difficile: chi è l’autore di un’opera quando una macchina contribuisce a generare immagini, musica o performance?

Justin Chan, fondatore di Designed for Good e della consulenza creativa Fantastic Bureau, ha collegato il problema dell’autorialità al rischio di una crescente uniformità estetica. Secondo la sua lettura, produrre molti contenuti con l’AI non significa necessariamente sviluppare un processo creativo altrettanto ragionato.

A questo si aggiungono le questioni relative alla proprietà e al controllo delle opere. Per gli attori di Singapore, il tema assume particolare rilevanza anche perché, secondo Laura Kee, chairperson di The Actors’ Society, non esiste un sistema di contrattazione collettiva paragonabile a quello statunitense per la tutela rispetto all’AI.

Opportunità e limiti nella sperimentazione con AI

La diffusione dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale è particolarmente evidente in Cina, dove nel primo trimestre dell’anno sono stati pubblicati circa 128.000 microdrama, oltre il 95% dei quali generati con AI secondo stime della Netcasting Services Association. Nel 2025, il valore della relativa industria avrebbe raggiunto 100 miliardi di yuan.

Singapore sta sperimentando su scala diversa. Ma rendere un film più semplice da produrre non significa automaticamente renderlo migliore. Due pellicole locali realizzate con l’AI e distribuite durante il weekend del National Day hanno diviso il pubblico, con Trace Project criticato per personaggi, dialoghi e alcune inesattezze.

Verso il futuro: il valore della performance umana

Uno dei principali limiti individuati dai professionisti riguarda ancora la capacità dell’AI di riprodurre emozioni, reazioni e sfumature della recitazione umana.

Kwong sostiene che la tecnologia non riesca ancora a replicare pienamente la performance degli attori e quei piccoli dettagli che contribuiscono a renderla credibile. Laura Kee ha richiamato proprio il valore delle imperfezioni: un’espressione non perfetta, il sudore o una parola pronunciata con esitazione possono rendere una scena più autentica.

Come orientarsi in questo nuovo scenario

La trasformazione riguarda anche il modo in cui viene costruito un film. Secondo Pei Sze Chow, assistant professor alla Nanyang Technological University, automatizzare una parte crescente del processo rischia di eliminare quella “frizione creativa” generata dal confronto tra registi, attori e altri professionisti.

Per l’artista Debbie Ding, inoltre, alcuni strumenti possono rendere il processo creativo più accessibile, ma quelli che assumono il controllo dell’intero procedimento rischiano di trasformarlo in una black box, rendendo meno visibili le competenze e l’esperienza che stanno dietro a un’opera. Resta quindi aperta una domanda più ampia: in un cinema sempre più assistito dall’AI, chi continuerà a raccontare le storie capaci di risuonare con il pubblico di Singapore?

Fonte: Channel News Asia

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