Nvidia Broadcast 1.4 Eye Contact: occhi sempre puntati sulla telecamera con l’AI

Contato visivo per tutto il tempo della videoconferenza, chat, live streaming. Ecco nuova la versione della app di Nvidia che trasforma la tua stanza in uno studio TV

Redazione
Nvidia Broadcast 1.4 Eye Contact

Contatto visivo al 100%, sfondi virtuali, rimozione di rumori di sottofondo e altro ancora sono le novità della nuova versione 1.4 di Nvidia Broadcast, lo strumento per live streaming e videoconferenze che trasforma la tua stanza in uno home studio grazie al potenziamento dell’intelligenza artificiale.

Rimozione dei rumori di sottofondo e eco con l’AI per poter trasmettere in diretta o partecipa a meeting da remoto senza preoccuparsi di cercare un luogo tranquillo; sfondi virtuali di altissima qualità; Inquadratura automatica per restare al centro dell’inquadratura anche se ti sposti; ma soprattutto occhi fissi sull’interlocutore anche se leggi le tue note o guardi sul monitor con il sistema Eye Contact. Sono queste le nuove caratteristiche di Nvidia Broadcast 1.4 che stanno facendo già parlare di sé.

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Nvidia Broadcast Eye Contact: bello, ma…

Certo, se da un lato la nuova feature della versione Nvidia Broadcast 1.4 porta ad un livello più alto la qualità di una comunicazione video, ci sono alcuni aspetti che possono lasciare un po’ perplessi.

In primo luogo il fatto che, se è indubbio che il contatto visivo crei engagement, è altrettanto vero che il contatto visivo simulato al 100% per tutto il tempo dell’evento può arrivare a destabilizzare il pubblico. Ci spieghiamo meglio. Quando il presentatore virtuale presenta una slide, per esempio, lo spostamento del suo sguardo verso il contenuto indirizza i partecipanti a focalizzare la loro attenzione su questo. Se invece contemporaneamente il partecipante si trovasse difronte una slide e il presentatore che continua a mantenere con lui il contatto visivo ciò potrebbe generare una certa confusione. Oltre al fatto che un contatto visivo richiesto per il 100% del tempo potrebbe anche generare stanchezza. Dall’altro lato, la app potrebbe essere utilizzata non dal presentatore virtuale ma dal partecipante per fare finta di ascoltare. Senza considerare poi cosa potrebbe significare se la app venisse utilizzata per svolgere esami, test, verifiche, colloqui a distanza, leggere anziché imparare non sarebbe più un problema.

Un dubbio è dunque lecito: tra ChatGPT che crea contenuti simil-veri e questi sistemi che sconfinano nel deepfake, arriveremo forse ad un punto da azzerare totalmente le nostre capacità, o quantomeno appiattirle in massa, per accorgerci poi che l’imperfetta realtà umana non era poi così male?

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