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Dal MIT arriva la soluzione per raccogliere l’acqua atmosferica anche in ambienti aridi

Si tratta di un dispositivo che, grazie al suo design e ai materiali utilizzati, è in grado di raccogliere l’acqua atmosferica anche in zone altamente aride

Redazione

Anche in zone aride come deserti o steppe è possibile ricavare qualche risorsa idrica, ma tocca fare ricorso all’acqua presente nell’atmosfera. Infatti, nonostante l’apparente scarsità di risorse idriche, queste aree ospitano una quantità significativa di vapore acqueo atmosferico. E i ricercatori lo sanno, infatti, quasi alla stregua del dispositivo dell’ETH di Zurigo, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha sviluppato un dispositivo capace di raccogliere l’umidità atmosferica di questi ambienti aridi per trasformarla in acqua utilizzabile.

Dal MIT arriva il dispositivo per l’acqua atmosferica

Come raccontato dall’American Chemical Society, il dispositivo sviluppato dai ricercatori del MIT utilizza un innovativo sistema composto da sei alette rettangolari parallele bifacciali, con una faccia dedicata all’assorbimento delle molecole d’acqua e l’altra al rilascio delle stesse una volta riscaldate.

Grazie al suo rivestimento, composto da un materiale assorbente speciale, le alette possono intrappolare l’umidità presente nell’aria per poi rilasciarla quando vengono riscaldate.

Infatti è proprio il rivestimento (o meglio i materiali utilizzati) il cuore dell’innovazione: le alette sono costruite con fogli di rame inseriti in schiume di rame, successivamente rivestite con zeoliti, un materiale noto per le sue eccellenti proprietà di assorbimento dell’acqua.

Precisa Rinnovabili, l’utilizzo di questi materiali è dovuto al fatto che, a differenza di molti altri già impiegati nella sperimentazione, questi possono effettivamente estrarre umidità dall’aria e rilasciarla quando riscaldati. Tuttavia, per un uso pratico, questi materiali devono essere incorporati in dispositivi compatti e portatili.

Proprio grazie al design compatto del dispositivo basta solo un’ora perché le alette si saturino e rilascino l’umidità quando vengono riscaldate a 180 °C.

Le prestazioni del prototipo: 1,3 litri d’acqua con un’umidità del 30%

A livello dimostrativo il MIT ha ideato un apposito prototipo dotato di 10 alette assorbenti, tutte disposte su una base di rame con una distanza di 2 millimetri l’una dall’altra, permettendo così al dispositivo di massimizzare la cattura dell’umidità.

In condizioni di umidità relativa del 30%, questi può produrre fino a 1,3 litri di acqua potabile al giorno grazie a 24 cicli di raccolta e rilascio. Questa capacità supera di gran lunga quella dei dispositivi precedentemente sviluppati, rendendolo una soluzione promettente per le aree aride.

Con ulteriori sviluppi, questo sistema potrebbe essere integrato nelle infrastrutture esistenti, come edifici o veicoli. In modo da sfruttare le fonti di calore di scarto per generare acqua potabile in modo efficiente e conveniente.

Questa innovazione non solo rappresenta un passo avanti nella gestione delle risorse idriche in ambienti difficili. Ma potrebbe anche rivoluzionare l’approccio alla sostenibilità e alla resilienza delle comunità in tutto il mondo.

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